Scontri di Lanciano, un militante antifa chiede scusa

Postati in aggressioni antifa su 9 marzo 2011 da labantiantifapa

Tratto da http://fascinazione.blogspot.com

E’ un segnale di speranza e una bella notizia l’oggetto di questo post. Riguarda ilpestaggio, consumato sabato sera a Lanciano, da parte di un branco di antifascisti contro due forzanovisti. Uno dei presenti, compagno dell’arrestato, si è rifiutato di partecipare all’aggressione (insieme a molti altri, ci dice) e ora scrive alla vittima per chiedergli scusa e rendergli onore. Ma anche per rivendicare al suo centro sociale una pratica di tredici anni che non si è mai incrociata con bombe carta, spranghe e  lame. La vittima, prima di trasmettermi il file, era titubante sull’opportunità di divulgare il messaggio. Io sono convinto, e l’ho convinto, che a sua volta un gesto del genere merita rispetto e riconoscimento.
Mi chiamo G. C., di San Vito Chietino, e faccio parte del Centro Sociale Arrembaggio.
Ti scrivo questa lettera a titolo esclusivamente personale, perché ci tenevo a precisare alcune questioni che esulano dall’aspetto legale della situazione. Questioni d’onore, direste voi, questione di dignità, dico io, ma il succo non cambia. Per la cronaca, io sono quello che stamattina, davanti al tribunale, indossava il berretto azzurro e il giubbotto grigio; abbiamo incrociato lo sguardo un paio di volte, ma io non ce l’ho fatta a reggere il peso dei tuoi occhi. Ma la mia non era paura: erano l’umiliazione e la delusione che si arrendevano davanti alla tua rabbia, una rabbia che, paradossalmente, per quanto diversi possiamo essere, in quel momento sentivo quasi mia. Umiliazione e delusione per aver fatto la figura da infame e vigliacco al cospetto dei miei nemici, dei miei avversari, di tutti i fascisti d’Italia, ed anche davanti all’opinione di tutti i miei compaesani. Perché è vero, 20 persone che ne aggrediscono 2 in quel modo meritano esattamente quelle definizioni, quella rabbia. Ho scritto 20, e non 50, perché la maggior parte di noi non s’è prestata a quello schifo; io non so se il mio compagno S. fosse in mezzo a quell’orda impazzita (ti scrivo prima ancora di avere la possibilità di parlarci), so solo che nel mio gruppetto fermo a distanza non c’era: per questo ve la vedrete legalmente, e se ha sbagliato è giusto che paghi, pur con l’affetto fraterno che provo per lui. Però di una cosa sono sicuro: le bombe, le lame, le spranghe, noi dell’Arrembaggio non le abbiamo mai usate, non ci appartengono, né come cultura, né come stile di vita. E non ci appartengono nemmeno le aggressioni 10 a 1, nessuno di noi era mai stato coinvolto in una situazione tanto squalificante e mortificante, svilendo uno scontro politico in una volgare rissa da stadio.
Sabato notte, infatti, per la prima volta in 13 anni di attività politica, la digos è piombata nella nostra sede e nelle nostre case, con tutto quello che ne consegue nei rapporti famigliari, con le probabili intercettazioni, e con le ronde continue con le quali hanno preso a controllarci. Ma come ti dicevo, chi sbaglia è giusto che paghi: noi abbiamo commesso il grave errore di affiancarci a persone sconosciute che usano l’antifascismo come scusa per la loro violenza, e a prescindere dal fatto che qualcuno di noi si possa essere unito a quell’assalto, adesso è giusto che ne paghiamo le conseguenze, legali e d’immagine.
Tornando agli sguardi di stamattina, qualunque tipo di soddisfazione tu possa volere da me, io non mi sottraggo: sarò dove vorrai, a mani nude su una spiaggia, coi guantoni su un ring, o in un bar per una birra (da bere…). Mio nonno mi ripeteva sempre che “il rispetto e la fiducia non sono mai un diritto, sono una conquista”. Beh, pur con l’abisso ideologico che ci separa, averti visto con coraggio e follia affrontare, quasi da solo, così tanti avversari, un pezzo del mio rispetto se l’è rubato, e solo il cielo sa quanto è dura chiudere questa lettera con queste parole.
Alla prossima,
G. C

Centri sociali & Istituzioni

Postati in Centri sociali su 9 marzo 2011 da labantiantifapa

In questo video possiamo notare come il capo dei centri sociali napoletani non solo appoggia alla luce del sole il magistrato dell’Italia dei valori come sindaco di Napoli ma lo abbraccia anche, a significato del loro legame con le istituzioni, finti ribelli anti istituzionali per poi correre subito ad appoggiare un magistrato, uno sbirro come loro! Ecco il vero antifascismo, ecco il vero volto di Di Pietro:

Video dossier sui fatti di Cuneo

Postati in aggressioni antifa su 9 marzo 2011 da labantiantifapa

PRIMA PARTE: PRIMA E DURANTE L’ASSALTO ALLA SEDE DI CASAPOUND CUNEO

SECONDA PARTE: L’INCONTRO COL SINDACO VALMAGGIA POCHE ORE DOPO L’ASSALTO CHE HA SCONVOLTO IL CENTRO STORICO DI CUNEO

qui si può scaricare il dossier cartaceo:
http://www.torinononconforme.org/wp-content/uploads/2011/03/DOSSIER-cuneo.pdf

DIFFONDERE LA VERITA’!

Ribelli d’Indastria – We don’t like antifa

Postati in Multimedia con i tag , su 15 febbraio 2011 da labantiantifapa

Riflessioni sull’antifascismo mafioso a Palermo e su come vincerlo (pensando a Peppino Impastato)

Postati in Uncategorized con i tag , su 14 febbraio 2011 da labantiantifapa

L’annullamento e poi il rinvio della presentazione del libro “Nessun Dolore” di Domenico Di Tullio, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì scorso alla Mondadori Multicenter di Palermo, mi porta a fare alcune riflessioni a voce alta sul nuovo salto di livello della violenza rossa, il sedicente antifascismo militante. Qui non c’entra nulla la difesa della Costituzione e della democrazia. L’antifascismo militante, costato la vita a tanti giovani colpevoli solo di essere di destra, era già anacronistico negli anni ’70.  Oggi è ancor più patetico in quanto le tante generazioni (di ogni orientamento politico) cresciute nell’Italia repubblicana, al di là del giudizio storico sul Fascismo (che ormai dovrebbe sostituire il giudizio politico), non rinuncerebbero mai alle libertà principali sancite dalla Costituzione. Non esiste alcun “pericolo fascista” in Italia inteso come riedizione di un fenomeno politico complesso di circa 80 anni fa. Inoltre, a giudicare l’eventuale apologia di fascismo ci sono già tanti magistrati ben pagati. Non può certo farlo qualche ragazzino sbronzo con il megafono in mano. Dietro l’antifascismo militante si nasconde il vero obbiettivo degli ultimi e sfigati seguaci del comunismo: colpire tutto ciò che sia vagamente di destra (persone fisiche, sedi, gruppi, partiti, libri).

Ma l’antifascismo militante oggi deve essere ribattezzato come “antifascismo mafioso”. Solo così si può classificare l’atteggiamento visto a Palermo. Impedire fisicamente l’ingresso alla Mondadori, a quanti erano interessati a seguire la presentazione di un libro, è puro atteggiamento mafioso. Parliamo di un normale romanzo (già oltre 15 mila copie vendute) che racconta l’esperienza militante a destra di un ragazzo. Se ci fosse scritto qualcosa di abominevole sarebbe già stato ritirato dalle librerie. I toni usati nei giorni prima per propagandare il presidio antifascista e gli slogan lanciati ieri pomeriggio non possono essere tollerati in un paese civile. Atteggiamento mafioso abbiamo detto. Lo scagnozzo agli ordini del boss di turno impone al commerciante una somma di denaro da pagare, l’assunzione e a volte persino la strategia economica dell’azienda. Anche gli antifascisti hanno imposto con le minacce al direttore della Mondadori quali libri si possono presentare. Magari arriveranno ad imporre cosa è possibile vendere. O fai così oppure ti sfascio le vetrine.

L’antifascismo mafioso tra sottovalutazione e impunità

Come al solito la stampa locale ha quasi completamente ignorato l’ennesima azione violenta dei centri sociali e dei collettivi studenteschi. Soltanto qualche misero trafiletto sul Giornale di Sicilia e La Repubblica e nessun servizio sui Tg. L’unico ad approfondire il tema è stato Roberto Puglisi su Live Sicilia. Puglisi è un giornalista dichiaratamente di sinistra dall’onestà intellettuale quasi disarmante. Ha infatti duramente criticato il presidio antifascista. Ma è stata una voce isolata.

Si continua a sottovalutare la pericolosità dell’area antagonista a Palermo che dal 2001, attraverso la sistematica creazione di centri sociali, si è riorganizzata seguendo il cattivo esempio di città come Roma, Milano e Torino. Dal 2001 le aggressioni contro i militanti di destra sono aumentate vertiginosamente. Dopo gli incidenti con la polizia davanti la Regione, del dicembre scorso, si è vista la capacità di questi gruppi di alzare il livello dello scontro. Ma la stampa preferisce dedicare più spazio ai sottopassi abbandonati o al gattino smarrito…

Alla sottovalutazione del problema da parte della stampa si aggiunge l’impunità di cui godono i violenti rossi. L’abbiamo visto più volte. Il caso più recente ed eclatante è la mancata convalida degli arresti da parte della magistratura dopo gli incidenti davanti il Liceo Umberto. Ed anche venerdì scorso la Questura non è intervenuta per impedire un presidio non autorizzato, per altro in piena via Ruggero Settimo con conseguente paralisi del traffico in centro. Le istituzioni di questa città sembrano avere paura di un centinaio di scalmanati. E queste sarebbero le istituzioni garanti della democrazia e della libertà? Se non sanno tenere testa a un branco di balordi come sperano di sconfiggere mali più pericolosi quali la mafia?

Presentare il libro è ormai una questione di principio

Chi scrive non condivide una serie di idee e modalità d’azione di CasaPound, anche se sono apprezzabili alcune innovazioni comunicative. Inutile negare che tra Giovane Italia e CasaPound ci sia anche una “sana competizione” nell’aggregazione giovanile a destra. Nessuno vuole fare qui l’avvocato difensore di CasaPound. Tuttavia è più che legittima la presentazione di un libro come “Nessun Dolore”. Dopo il vergognoso presidio davanti la Mondadori la vicenda ha assunto una portata politica di notevole importanza.  È un dovere, a questo punto, partecipare alla presentazione del 23 marzo per una questione di coscienza oltre che per curiosità intellettuale (che anche i sedicenti antifascisti dovrebbero avere). Presentare questo libro a Palermo è ormai una questione di principio. Sia per la variegata area politico – culturale di destra  che per l’intera città. Palermo non può accettare passivamente di essere ostaggio di una frangia di violenti.

Come rispondere?

Partiamo da quello che non si deve fare. Centri sociali e Collettivi sperano in una reazione violenta della nostra area. Hanno bisogno di un clima teso per continuare a soffiare sul fuoco e tenere sempre in alto la bandierina antifascista (mito aggregante a sinistra ed unico collante dell’area antagonista molto divisa a Palermo). Se da un lato in certi casi non possiamo rinunciare alla legittima difesa, dall’altro non dobbiamo cadere nella logica della guerra tra bande. Bisogna evitare anche proclami bellicosi evocando, specialmente su facebook, scene di famosi film di guerra. Non siamo in guerra e soprattutto non abbiamo davanti un esercito. È vero, tra loro c’è gente pericolosa pronta allo scontro violento. Ma non diamo troppa importanza e onore ad un’accozzaglia di balordi e di tanti ragazzetti (che alla prima carica delle forze dell’ordine o dei nostri militanti scapperebbero a gambe levate).

La vera risposta deve essere politica e culturale. Innanzitutto sarebbe opportuna una presa di posizione (attraverso iniziative comuni) di tutta quell’area di destra dispersa dopo Fiuggi e lo scioglimento di AN. Bisogna mettere al bando ogni vittimismo affermando con forza che davanti alle minacce nessuno di noi pensa di fare un passo indietro. Svolgere le proprie iniziative e soprattutto giocare all’attacco. Il dibattito si deve spostare dalla difesa del diritto all’agibilità politica (nelle piazze, nelle scuole e nelle facoltà) all’attacco frontale contro l’estrema sinistra. Con maggiore intransigenza bisogna pretendere la chiusura dei centri sociali (attraverso mobilitazioni di piazza, raccolte firme, esposti, interrogazioni parlamentari). Ribadiamo che non ci scandalizza l’occupazione di edifici abbandonati per restituirli alla città grazie ad attività (realmente) sociali. Siamo pronti a farlo anche noi qualora servisse. Ma questo non riguarda i centri sociali occupati dagli estremisti rossi in quanto, come più volte ribadito, sono unicamente palestre di odio ed organizzazione dell’eversione. Questo vale anche per tutti quei luoghi occupati all’interno delle facoltà universitarie. Nelle scuole (in particolare nei licei) bisogna far conoscere la vera identità violenta ed intollerante dei “Collettivi studenteschi”.

Infine, penso che l’antifascismo mafioso si possa vincere attraverso la sua ridicolizzazione. Ribadisco che non abbiamo davanti avversari seri e degni. Per questo bisogna ridere della miseria di questi individui. Pubblichiamo e commentiamo i discorsi banali dei loro capetti, facciamo vignette su questi figli di papà che giocano a travestirsi da proletari, ironizziamo su tutte le loro contraddizioni, sfatiamo il mito di questi trinariciuti antifa. Diffondiamo tutto questo attraverso volantini, stampa, blog, social network.

Prendete di mira l’antifa che conoscete. Ma non per picchiarlo. Lui vuole fare il macho che con la violenza spazza via chi non la pensa come lui?  Allora voi deridetelo, svergognatelo per la sua manifesta stupidità. L’antifascismo mafioso dei Collettivi va isolato, quindi non deve essere preso troppo sul serio. Ricordate cosa faceva il compagno Peppino Impastato con Tano Seduto? I prepotenti vanno sempre sbeffeggiati. Fate voi lo stesso con l’antifa della vostra scuola e della vostra facoltà…

Le due sinistre palermitane

Postati in Uncategorized con i tag su 24 dicembre 2010 da labantiantifapa

LA PRIMA SINISTRA: gioca a fare la rivoluzione per poche ore e poi torna alla vita di sempre. Non dialoga con nessuno e considera quelli più moderati  ”amici dei fasci” solo perchè non tolgono definitivamente la parola a chi non è perfettamente allineato a sinistra. Questo tipo di sinistra sta contribuendo ad abbassare ulteriormente la qualità dell’azione politica neocomunista facendo allontanare gente intelligente e dotata di un minimo di onestà intellettuale. Gli esponenti di questa sinistra sono quasi tutti corrispondenti all’area dei centri sociali e si sono macchiati da almeno 3 anni a questa parte di continue aggressioni a militanti di destra e fascisti finendo più volte sulla stampa marchiati come violenti.

LA SECONDA SINISTRA:  Esisteva già da tempo, ma aveva paura di prendere le distanze ufficialmente dalla violenza dei centri sociali. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’assalto alla polizia del 22 dicembre. Leggiamo il comunicato diramato da Unipa Block, il coordinamento che riunisce il Movimento degli Universitari ed il Left, la “casa” dei giovani di sinistra:

«Abbiamo marciato, come sempre, in modo non violento per protestare contro questa riforma. Condanniamo ogni episodio di violenza verificatosi stamattina a Palermo».” Lo dichiarano Gandolfo Albanese e Fausto Melluso di Unipa Block

«Questo clima di tensione non agevola la partecipazione e rischia di incrinare il rapporto di solidarietà che si è sviluppato con tutta la società – continuano Albanese e Melluso – noi abbiamo proseguito col corteo fino a Viale delle Scienze e oggi pomeriggio saremo di nuovo in piazza per riaffermare, sempre pacificamente, la nostra contrarietà a questo governo e a questa riforma».

Non possiamo che essere contenti della nascita di questa sinistra a Palermo che ha deciso di tornare in gioco mettendo da parte l’atteggiamento ambiguo di chi sottovoce condannava la violenza e poi subito dopo si ritrovava a marciare insieme a chi della violenza ha fatto il suo pane quotidiano. Si tratta sempre di una sinistra antifascista, attenzione, ma che almeno non crede nello sterminio di metà della popolazione italiana.

Ci auguriamo che questa nuova sinistra continui su questa strada fino ad arrivare a partecipare attivamente alla politica locale mettendo da parte ogni pregiudizio sulla parte opposta. Con una sinistra così i mafiosi e i corrotti al potere avrebbero di che spaventarsi sul serio!

Compagni avete sbagliato (tutto), letterina di un antifa palermitano deluso

Postati in Uncategorized con i tag , , su 13 dicembre 2010 da labantiantifapa

Il corteo antifascista convocato a Palermo lo scorso 11 dicembre e pubblicizzato con manifesti in tutta la città…alla fine è stato un enorme FLOP! Ebbene sì, a masturbarsi a vicenda in piazza erano solo in 48. Forse qualcuno s’è svegliato e ha capito che creare un’identità sulla negazione di un’identità altrui è una cosa da squilibrati? Oppure si sono stancati di scendere in piazza ben sapendo che il problema in Italia oggi non sono i fascisti e neanche chi sta al potere, ma il SISTEMA che assegna le parti in modo tale da far rimanere con le mani in pasta banchieri, palazzinari, lobby del petrolio e potenze straniere? Un antifa individua in questo suo sfogo su internet il problema in un altro fatto, che se fosse vero sarebbe ancora più triste: la divisione tra i gruppi antifa. Pare infatti che ultimamente stiano giocando a chi sia il più duro e puro con la conseguente nascita di scazzi e allontanamento di gente con un briciolo di intelligenza. Bravi antifa di Palermo…CONTINUATE COSI’!

“Io sono cosciente dell’esistenza di problemi grandi e di relazioni difficili tra le forze politiche, più o meno organizzate, che lavorano a sinistra in questa città. Mi rendo conto di quanto questi problemi possano apparire difficilmente superabili. Sono cosciente di come esistano probabilmente da un periodo precedente a quello in cui ho cominciato a occuparmi di politica a Palermo, ed è soprattutto per questo che non mi interessa momentaneamente esprimermi a proposito. Non mi interessa dire chi ha ragione e chi no, anche perché non sono state poche le occasioni in cui io per primo non sono riuscito a capirlo. Penso però una cosa.

Penso che non esiste nessun motivo razionale, nessuna faida, nessun contrasto, nessuno scazzo, nessun tentativo di egemonia, nessuna differenza di posizione, insomma nessuna ragione per cui gruppi di compagni decidano in blocco di non prendere parte ad una manifestazione convocata per ricordare la strage di stato del 12 dicembre 1969 e le sue conseguenze devastanti.

Non esiste nessun motivo neanche se quella manifestazione l’ha convocata un gruppo con cui condividi poco e niente; meno che mai se quella manifestazione prevede un percorso che si conclude sotto una scuola che hanno occupato dei “compagni” che non sono i “tuoi” compagni; non esiste nessuna divisione che possa far rinunciare ad un’occasione del genere o che possa farti pensare di organizzarne una alternativa.

Io penso che ieri chi, gruppo o singolo (fortunatamente ci sono state tante eccezioni) non ha preso parte al corteo antifascista, proprio in una città dove i momenti di lotta antifascista sono stati tra i più caldi degli ultimi anni, per ragioni determinate dal contrasto con qualcuno o qualcosa di “altro”, abbia profondamente sbagliato.

Penso che sia stato un errore pesante. Era meglio venire con le proprie idee, esplicitandole anche fisicamente se lo si fosse ritenuto opportuno, che boicottare un evento del genere. Questo non si fa, non si boicottano i cortei antifascisti, non si boicottano i cortei che ricordano la strage di piazza Fontana.

Io non sono nessuno per dire agli altri cosa possono o devono fare, questa è soltanto la mia opinione.

Compagni, avete sbagliato.”

Aggredito dai centri sociali il direttore di sala del Teatro Massimo di Palermo

Postati in Uncategorized su 9 dicembre 2010 da labantiantifapa

Nuova puntata palermitana de “Il coraggio di essere antifa”.

PALERMO. Il direttore dei servizi di sala del Teatro Massimo di Palermo, Alfredo Giordano di 59 anni, è stato aggredito con pugni e calci da un gruppo di 3-4 persone durante l’irruzione degli studenti, che stamattina hanno occupato il teatro per protesta contro la riforma Gelmini. L’uomo, sanguinante al naso e con gli occhiali rotti, è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Villa Sofia.

L’aggressione è avvenuta intorno all’una, mentre in teatro erano in corso le prove generali dell’opera “La fanciulla del West”. Al momento dell’irruzione degli studenti in sala c’erano circa 150 persone tra musicisti e coristi. Giordano racconta di essere stato aggredito dopo avere spiegato ai ragazzi che l’occupazione avrebbe interrotto le prove. “Mi hanno spintonato, preso a pugni, strappato la giacca – dice il direttore di sala – Avevo chiesto con garbo di lasciare la sala perché interrompere le prove poteva mettere a rischio la prima. Mi hanno rotto gli occhiali, ho contusioni sul volto e sul naso. Domani andrò alla Digos”.

FONTE: GIORNALE DI SICILIA, LINK: http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/137968/

BRESCIA: il leader della rivolta è MILIONARIO E PALAZZINARO!

Postati in Uncategorized con i tag , su 17 novembre 2010 da labantiantifapa

Il quotidiano Libero ha attaccato pesantemente il leader dell’associazione Diritti per tutti. Con un articolo intitolato “Il capo della rivolta è un milionario e possiede dieci case”,  pare infatti  che l’esponente della sinistra antagonista (autore anche di proteste contro gli sfratti dei morosi) di possedere diversi immobili in città (ereditati dal padre con le sorelle), tra cui un condomio e un campo da tennis.

IN ALLEGATO L’ARTICOLO DI LIBERO

Visualizza l’allegato

Ubi antifa, degrado vincit

Postati in Uncategorized con i tag , , su 2 novembre 2010 da labantiantifapa

Un diciassettenne tradito dall’ecstasy: ora per lui è necessario un trapianto di fegato. Il leader del centro: “Se in occasioni come queste si sfiora la tragedia meglio fermarsi” La festa di Halloween finisce in male per un giovane di 17 anni venuto a Milano per vivere una notte di grande euforia. A tradirlo è stata l’ecstasy. Mentre ballava al centro sociale Leoncavallo, ha iniziato a rantolare e poi si è accasciato.

I medici del 118 che erano già in via Watteau, per soccorrere un altro giovane che stava male, vista la gravità del caso, l’hanno prima assistito sul posto e poi portato al Niguarda. Il ragazzo, un minorenne di Lucca, è in coma cerebrale e i danni riportati dal suo fegato sono così devastanti che dovrà essere sottoposto a trapianto. L’allarme per la ricerca di un organo compatibile con il suo, è stato lanciato, a livello nazionale, dai medici del Niguarda. Con lo “sballo” della notte di Halloween e il giovane in condizioni critiche nel reparto di rianimazione, si torna a parlare di emergenza droga, partendo proprio da uno dei centri sociali di Milano più attivi nella lotta allo spaccio e alla tossicodipendenza. “E’ stata una notte molto travagliata – spiega Daniele Farina, storico leader del Leoncavallo e coordinatore provinciale del Sel, Sinistra e libertà – io non ero lì presente ma gli organizzatori della serata, a base di musica elettronica, si sono subito allarmati quando hanno iniziato a vedere giovani che avevano strani comportamenti”. All’una e un quarto di notte, quando al Leonka, c’erano circa mille persone, è stato lanciato il primo Sos al 118. Un ragazzo di 18 anni è finito al pronto soccorso del Niguarda per problemi da droga, mentre un altro è stato assistito lì per abuso di alcol. Alle 2.28, altra chiamata al 118, il centralino delle emergenze. Un ragazzo era caduto da un piano rialzato e aveva difficoltà a muoversi. Quando i medici sono arrivati al centro sociale stava meglio e ha rifiutato l’assistenza. Ma l’uscita dei sanitari non è andata a vuoto. Il ragazzo di Lucca è stato portato a braccia fuori dal Leoncavallo e dopo le prime cure, trasferito al Niguarda in “codice rosso”, vale a dire in pericolo di vita. “E’ evidente che l’altra notte sono circolate sostanze molto pericolose – spiega Daniele Farina – ma la notte di Halloween è un capodanno all’ennesima potenza. I giovani migrano da una festa all’altra e quindi è difficile stabilire l’esatta dinamica dei fatti. Certo episodi come questi ci devono far riflettere. Evidentemente il piano di prevenzione che noi mettiamo in atto quando ci sono eventi come questi, non basta più”. Ecco perché Farina annuncia una riunione a breve al Leoncavallo per capire cosa è successo l’altra notte e come reagire. “Perché – dice – se con feste come queste si sfiora la tragedia, allora è meglio fermarsi”. Per i grandi eventi, il centro sociale milanese, ha una organizzazione interna che prevede un’ambulanza con quattro operatori, una “unità di prevenzione” che vigila e fa controinformazione tra i giovani proprio sul problema droga e un servizio d’ordine di 26 persone. Ma non è facile scoprire degli infiltrati o fermare gente che ha assunto droga in altri posti, ad altre feste e poi magari sta male, come è successo l’altra sera, al Leonka. “Questo, comunque, è un campanello d’allarme che non va sottovalutato – conclude Farina – c’è di mezzo la vita di un giovane che rischia di pagare un prezzo altissimo per una serata che doveva essere all’insegna del divertimento”. Una serata sulla quale certamente indagherà anche la magistratura.

Commento:

Non vorremmo fare gli sciacalli e surfare sulla serata halloween finita in tragoedia al famoso centro sociale di Milano, ma 2 slurpate di veleno le vorremmo comunque dare. Per esempio sul fatto che il compagno, rispetto al fascista, è sempre stato quello buono e giusto, mentre noi stavamo a mangiarci chili di merda da giornalai e opinionisti e/o vecchi stronzi da baretto che ci apostrofavano con stizza insensati, violenti e macabri. Quando invece, con le dovute eccezioni che però non abbiamo mai potuto sperimentare di prima persona, chiunque si sia avvicinato ai loro ambienti giovanili con un minimo di senso critico, sa bene che dove c’è il compagno, regna il degrado. Certo, potreste dirci, voi nonni dalla scorza dura, che i giovani di oggi sono delle cacche, che quando c’eravate voi era tutta una proiezione di film indipendenti e documentari sulle scimmie neozenlandesi mit degustazione di tavernello e, al massimo, proprio per esagerare, a fine serata, una bella canna puzzolente girata tra 30 bocche baffute (comprese quelle femminili). In realtà, lo spaccio di droga c’è sempre stato nei centri sociali, e non solo quella che stupidamente da sempre gli si abbina, mariuana e shit, la droga gentile (ma perchè poi?), ma anche speed, cocaina, eroina e chi più ne ha più ne metta. Che al limite in un ambiente falso borghese e antiproibizionista ci può pure stare; il vero problema è la pretesa poi di portare dei giudizi su chi la politica la fa sul serio e c’ha la scena completamente priva di sostanze stupefacenti… che noi saremo anche brutti, cattivi e violenti, ma riusciamo a fare tutto da soli, senza squallidi aiutini esterni.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.