Antifa gioca da solo!

Posted in Riflessioni con i tag on 12 Ottobre 2009 by labantiantifapa

Domenica 11 ottobre è stato completamente distrutto il circolo Agogé di Pistoia, locale sede di Casa Pound Italia. Pochi giorni prima nel giro di 24 ore a Napoli,Verona e Torino gruppi di antifascisti aggredivano militanti del Blocco Studentesco (organizzazione studentesca di CPI) e di Casa Pound Italia. Dalla nascita di CPI (21/06/2008) decine e decine sono state le provocazione, gli incendi,
gli assalti e le aggressioni subite dai militanti e dalle strutture che ospitavano sedi e iniziative targate CasaPound. Vogliono creare una nuova stagione dell’odio e dell’intolleranza politica ma non ci riusciranno per un semplice motivo:  i militanti di CPI non sono stupidi. Casa Pound Italia ha altri obiettivi, prospettive e risultati da portare a casa e non ha alcuna intenzione di armare la mano dei propri attivisti e giocare alla guerra tra bande. Mentre gli antifascisti di professione cercano di impedire la vita politica attraverso infami aggressioni e devastazioni, CPI risponde con le proprie attività sociali, culturali, politiche e sportive.
Sembrerebbe – ma forse è proprio così – che oltre lo sterile “anti” che caratterizza ogni loro mossa, oltre non sappiano andare. La violenza e la menzogna sono le regole della loro “militanza politica”.
Chiudo con una citazione:
“potete assalire i nostri banchetti di distribuzione gratuita del pane. Ma il giorno dopo saremo nella stessa piazza a consegnare anche la porchetta”

Il business dei centri sociali esentasse

Posted in Centri sociali con i tag , , , on 11 Settembre 2009 by labantiantifapa

ehehehNon sono samaritani. Trecentomila euro al mese esentasse, è la stima del business delle occupazioni realizzato con feste e affitti in nero dei 115 stabili occupati a Roma.

Fonte:  Il Tempo

Non si sa quanti siano, perché un vero censimento come quello per i nomadi non lo ha ancora fatto nessuno, ma si sa quanto pagano per vivere negli immobili occupati dai centri sociali, come stanno appurando le indagini delle forze dell’ordine: 30, 50 e anche 150 euro al mese per una stanza con bagno in comune, se hai una moglie e magari anche un figlio. Tanto ha pagato E., il quarantenne eritreo che sarebbe stato anche «picchiato» che ieri pomeriggio ci ha raccontato quanto sia ferrea la vita dentro uno stabile occupato dai centri sociali. E quante regole imposte ci siano da rispettare: compresa quella di partecipare alle manifestazioni «sempre con coltello, spranghe e benzina», dice, e se ti rifiuti «a dormire qui non torni più».

E c’è l’obbligo di partecipare a nuove occupazioni. O, come è successo l’altro ieri, di dare manforte alla protesta seguita allo sgombero dell’ex Regina Elena. Perché a fermare il traffico» o «sui tetti dei musei capitolini» non ci sarebbero salite le 366 persone in assistenza alloggiativa negli stabili del Vicariato e a cui il Comune di Roma paga anche il vitto e le spese per le necessità primarie. Milioni, già stabiliti quest’inverno, con delibera di Giunta per restituire il Regina Elena alla comunità.

La protesta, stando alla denuncia, sarebbe invece stata inscenata dagli “inquilini” degli altri stabili occupati: «obbligati». «Sono scesi alla stazione di Trastevere e quando ho chiamato i carabinieri erano andati via» racconta E. Altro che paladini dei più deboli. Con gli indigenti i centri sociali ci farebbero affari, fa capire chiaro e tondo l’immigrato anche se parla male l’italiano. «All’inizio mi facevano dormire per 15 euro al mese – racconta -, poi me ne hanno chiesti sempre di più, 150 con mia moglie». E poi ci sono gli introiti delle feste, per cui si paga un biglietto, «perché fanno anche da mangiare».

Che ci fanno con questa montagna di soldi esentasse? Senza un censimento, mai avvenuto, si possono solo fare stime. 2.000 le presenze ipotizzate negli oltre 115 edifici pubblici e privati occupati a Roma (solo al Regina Elena ce n’erano 366), che peraltro sarebbero in continuo turn-over, e a pagare quindi sarebbero molti di più, con una moltiplicazione si arriva a 200-300 mila euro al mese, una sorta di «pizzo» sull’alloggio, richiesto come «contributo spese» racconta l’eritreo. Cui si aggiungono gli introiti per ogni tipo di feste organizzate all’interno, spesso pubblicizzate anche sui siti internet. E dove «si vende di tutto» dice, oltre a birre e superalcolici.

Conferme parziali arrivano dalla Commissione sicurezza urbana «in una struttura in particolare – dice il presidente Fabrizio Santori – con soggetti sfruttati economicamente e picchiati violentemente in caso di mancato rispetto delle regole ferree imposte all’interno dei luoghi». Santori chiederà «al Prefetto e alle forze dell’ordine di verificare se anche in altri stabili avvengano gli stessi soprusi, nei confronti dei soggetti utilizzati per le occupazioni». Santori stigmatizza «questi soggetti che sfruttano i soggetti più deboli per il loro tornaconto politico e la speculazione sull’immigrazione e su famiglie disagiate che deve necessariamente terminare».

Infine «lo sgombero del Regine Elena ha rappresentato un caso eccezionale, che auspichiamo non possa comportare nuove occupazione per aggirare le graduatorie di cittadini da anni in lista d’attesa per un’assistenza alloggiativa, e allo stesso tempo auspichiamo che ci siano nuove regole affinché non passi l’equazione occupazione uguale assistenza garantita da parte dell’amministrazione». «Ha fatto bene il sindaco – conclude – a chiedere il dialogo aprendo una nuova stagione della legalità».

Grazia Maria Coletti

03/09/2009

Si uccide così

Posted in Riflessioni con i tag on 5 Giugno 2009 by labantiantifapa

Vediamo di evitare che la mancata strage di Bologna abbia un seguito sanguinoso.

Hanno versato cinque litri di benzina sulla soglia di Casapound Bologna, questo alle quattro e tre quarti di mattina; si erano intrufolati dai vicini giardinetti, dopo aver troncato le due reti di ricenzione dei vicini di casa. Sono rimasti in appostamento a lungo perché Alex Vigliani, il dirigente di CPI-Bologna, era al computer con la luce accesa e volevano prenderlo nel sonno. Quando ha raggiunto Giorgia, la sua donna incinta, nella stanza vicina, gli eroi hanno pensato di attendere che si addormentasse per completare con successo l’azione omicida. Hanno atteso una ventina di minuti e poi hanno dato fuoco alla tanica. Alex però non dormiva ancora, si è reso subito conto dell’incendio appiccato alla porta ed è intervenuto. Memore della strage che costò la vita ai fratelli Mattei, rei contro il cielo per essere proletari fascisti, ha avuto la prontezza di spirito di non aprire la porta, cosa che, come a Primavalle, avrebbe fatto divampare l’incendio e ha invece provato a spegnere il focolaio versando acqua da dentro a fuori da sotto lo stipite, ignaro della quantità di benzina che stava per ardere. Visto che non riusciva a spegnerlo, si è avviato al balconcino da cui ha fatto uscire Giorgia ed è uscito quindi lui. La tanica di benzina è quasi subito esplosa. Il fuoco ha distrutto legno e plexigas provocando esalazioni di fumo che avrebbero certamente ucciso per asfissia la coppia e il bambino nel grembo di lei se solo Alex si fosse addormentato.

Questo è quanto è accaduto a Bologna, il punto apicale, per ora, di un crescendo d’idiozia criminale.

Potremmo

Potremmo tranquillamente perderci in una retorica che non risulterebbe infondata. Potremmo evidenziare il fatto che gli incendiari notturni hanno dei precisi modelli tra cui spicca quel Lollo impunito per la più schifosa strage degli anni Settanta. Potremmo rammentare che uccidere un bambino in grembo è stata cosa frequente durante le ardite stragi partigiane, e che ordinare di uccidere quello di Luisa Ferida non impedì a Sandro Pertini di diventare addirittura Presidente di questa Repubblica. Potremmo sciorinare il rosario della vigliaccheria degli assassinii partigiani e neopartigiani e, prima ancora, canaglieschi consumati dal 1919 al 1922. Anzi fino al 1925 perché i sicari continuarono fino ad allora nella piena impunità. Potremmo dire che odio e vigliaccheria, assassinio e strage sono elementi inscindibili dell’anima comunista.

Potremmo, ed avremmo molti più elementi a suffragio di questa tesi di quelli che hanno i sobillatori dell’antifascismo, i demonizzatori del “nero”.

Potremmo. Ma siamo di un altro avviso, forse, direbbe De André, di un’altra razza. E ricordiamo. Ricordiamo combattenti di un altro tipo. Nella guerra civile spagnola, come negli anni Settanta. Ci sono stati comunisti dignitosi, coraggiosi, rispettosi e guerrieri. Non sono tutti come queste escrescenze di rampolli della borghesia viziata.

Vogliamo

Tuttavia ci sono individui così e collettivi così. Perdono ogni giorno velocità, credito e peso. L’antifascismo dell’odio e nell’odio, l’antifascismo come teologia che distoglie dai problemi reali, funziona sempre di meno. Gli antifa sono ogni giorno più emarginati a sinistra, meno seguiti, meno accettati. Ciechi, sordi, stupidi, paleolitici e devianti, non hanno che scarsissimo seguito. Ma meno hanno seguito più s’incattiviscono, più s’incattiviscono e più provano a delinquere.

Chiunque abbia un briciolo di onestà intellettuale e di obiettività deve riconoscere ai fascisti di oggi di essere riusciti, almeno fino ad ora, a impedire che il giochino dell’azione-reazione portasse allo scontro frontale e alla riproposizione degli anni di piombo.

Due attentati ai Cutty Sark, la totale devastazione di Cuore Nero, le tentate aggressioni, le provocazioni, le minacce di morte, hanno sempre sortito come unica risposta la festa e la politica. Ed è accaduto tutto ciò – è bene che si sappia e che si ricordi – quando i rapporti di forza sia in piazza sia in politica erano, come sono, del tutto favorevoli ai fascisti.

E se per gioco ci volessimo attenere ai teoremi patologici degli antifa dovremmo dire che questo è accaduto e accade in un momento in cui le istituzioni sarebbero conniventi, di copertura…

Mai, in nessun caso, i fascisti hanno reagito colpendo, pur avendo la motivazione e la forza per farlo. Questo è bene che si ricordi e, soprattutto, che non si cerchi di negarlo, nasconderlo o sminuirlo. Di più, di meglio, francam ente ai fascisti non si può chiedere per evitare una riedizione di anni sanguinosi.

E voi?

E’ a sinistra che si deve – e sottolineo si deve – intervenire e con prontezza. Non basta delegittimare gli idioti sanguinari. Perché nella sinistra “antagonista” in tutta Italia ci sono cinque o seimila tra simpatizzanti e attivisti tuttora prede di discorsi dementi. E ci sono ancora, appollaiati nei posti istituzionali (magistratura, giornali, scuole) almeno venticinquemila cariatidi sovietiche ammalate di pregiudizi odiosi, invischiate in complicità velenose e colme di mala fede. Tutto questo, pur sommato, politicamente fa quasi nulla. Ma è un humus sufficiente: basta che una trentina di individui si mettano ad esagerare perché le cose trascendano sul serio. E non si può attendere il primo morto per porsi il problema.

Non si può far finta di niente, il passato, remoto per alcuni ma ancor fresco per molti di quelli che a sinistra contano, c’insegna come si scatenano le guerre civili. Ognuno deve – e ribadisco deve – prendere chiaramente posizione. Se vuole evitare di far scannare tra loro dei giovanissimi per la maggior gloria e il più gonfio portafoglio di qualche fallito che fa il politicante non può limitarsi a prendere le distanze con diversi gradi di omertà. Ha l’obbligo di fare contropropaganda, di ridicolizzare e non alimentare in alcun modo la demenza antifa (che, ribadisco, non significa l’essere antifascisti ma il predicare la teologia dogmatica e mortifera di un satanismo su misura provocando odio e giustificazione dell’omicidio).

La palla, signori e compagni, sta a voi. Noi, che continueremo a festeggiare e a fare politica anche stavolta, di più non possiamo davvero. Vediamo ora quello che sapete fare. E se non lo fate, e in fretta, non veniteci poi a fare la morale perché è nella reticenza, nella connivenza passiva e senza alcun coinvolgimento diretto, è nel laisser faire che si è veramente assassini, molto di più che premendo un grilletto o consumando una strage vigliacca.Fratelli Mattei Uccisi a Primavalle nel rogo del 1973

Antifa-Palermo: campagna adesioni 2009

Posted in Immagini con i tag on 5 Maggio 2009 by labantiantifapa

Come sono diventato Antifascista

Posted in Riflessioni con i tag on 2 Maggio 2009 by labantiantifapa

Con mia figlia ogni 25 aprile siamo soliti mettere in atto una scenetta che va avanti da molti anni, sempre uguale a se stessa. Io la mattina del giorno di festa mi alzo e mi vesto. Tiro fuori un paio di calzini, dei pantaloni, una cintura, un paio di scarpe ed una camicia. Tutti rigorosamente neri. Antico retaggio giovanile (assai ingenuo e un po’ ridicolo) che prosegue anche negli anni della maturità (che comincia a marcire per la verità). Lei si alza e pronuncia le fatidiche parole: “Papà ti sei vestito come un becchino! Sembra che vai ad un funerale.” La mia risposta è pronta e sempre uguale “Forse è così”. Lo scambio di battute è un omaggio a Johnny Cash the man in black che le pronunciò quando il suo discografico non voleva che si organizzasse il concerto alla prigione di Folsom che Cash invece voleva e realizzò traendone poi un disco dal vivo At Folsom prison che risultò uno dei più grandi successi discografici di sempre.

Il 25 aprile 2009, sono uscito di casa presto (vestito di nero) e non ho potuto replicare la solita scenetta. Rientrando a casa però, stupito, sono stato accolto da mia figlia completamente vestita di nero. Non mi ha detto niente. Allora ho capito e pronto l’ho apostrofata “Figliola ti sei vestita come un becchino! Sembra che vai ad un funerale.” E lei pronta “Forse è così”. I piccoli tic e le modeste tradizioni di famiglia (anche quelle pagliaccesche) si tramandano così. Non sa di essersi iscritta al club dei dannati. Peccato, proprio ora che io ho deciso di diventare antifascista.

Mi sono convinto che sono solo due le strade che possono essere percorse per imbracciare la fede laica antifascista e per farla definitivamente tramontare. La prima è quella di diventare una macchietta facilmente additabile dalle teste corte antifasciste oppure convertirsi a questa fede. Come è stato più volte sottolineato, a me vengono in mente Orwell e Jünger: ogni totalitarismo ha bisogno di avere un nemico ben individuabile che aleggia e che è pronto a colpire il regime (bello, buono, paladino della verità).

Ne La fattoria degli animali questo è il compito affibbiato a Palla di Neve che è pronto a sovvertire le sorti progressive dello Stato perfetto instaurato da Napoleon. E nel Trattato del ribelle di Jünger viene sottolineato come ogni totalitarismo ha bisogno di consenso, ma non del totale consenso. Necessita invece, per poter indire delle elezioni farsa presunte democratiche, di una minoranza, magari di lunatici, che possa votare contro e far vedere a tutti che le elezioni sono vere elezioni, che il consenso è ampio ma che l’opposizione è garantita, che non bisogna comunque abbassare la guardia visto che un manipolo di sovvertitori è sempre al lavoro per rovesciare le istituzioni.

Così chi se la sente deve diventare la caricatura di se stesso per dimostrare che tutti coloro che si convertono hanno ragione, non si può parteggiare per dei ridicoli pagliacci addobbati in camicia nera. Questo aiuta a spostare sempre più persone dalla parte dell’antifascismo ed accelera il processo di totalitarizzazione di questa fede nefasta fino al punto di non ritorno. Il giorno in cui tutti, ma proprio tutti si diranno antifascisti, l’antifascismo d’incanto non troverà più nessun appiglio su cui aggrapparsi e crollerà miseramente.

La seconda è convertirsi da subito all’antifascismo, travestendosi da fedeli ossequienti e lavorare poi all’eresia dal di dentro. In fondo, mi sono detto, se sotto le spoglie dell’antifascismo si riesce a far passare quei valori e quelle idee tipiche del Fascismo socializzatore e farle diventare realtà, me ne frega assai poco di essermi svestito dei panni, invero un po’ logori, del nostalgico. E poi, in fin dei conti al tempo in cui tutti si convertono, da Berlusconi a Fini passando per Alemanno questo è il momento migliore per diventare, senza troppe conseguenze, antifascisti. Un’operazione opportunistica che potrebbe spianare nuovi orizzonti, aprire nuove praterie da percorrere, sempre con l’obiettivo di veder realizzati gli ideali di cui sopra.

Ma per poter diventare antifascisti ed essere credibili bisogna impegnarsi duramente ed in prima battuta bisogna individuare quali sono i capisaldi su cui si fondano i principi di questa totalitaria fede monoteista. È così che mi è venuto in aiuto un libro che qualche tempo fa avevo sgraffignato dallo scaffale di mio figlio.

Sarà capitato anche a voi di leggere un libro che pur non c’entrando niente con quello che state pensando vi aiuta a far luce dentro di voi. È quello che è successo a me in questi giorni leggiucchiando Il libro dell’ignoranza di Lloyd e Mitchinson edito da Einaudi. Libro che, come specifica il sottotitolo, cerca di spiegare che cosa è verità e che cosa è semplicemente panzana. Il libro-gioco che svela le nostre false conoscenze.

Vi si leggono quesiti e risposte veramente illuminanti e che specificano come la mente umana funzioni e su cosa fondi le sue certezze. Io ho indivuato quattro fondamenta.

Rispondete a questi quesiti.

Primo: Qual è il mammifero africano che uccide più uomini?

In prima battuta io sarei tentato, forse anche voi, di rispondere il leone.

In fondo è un carnivoro, è un cacciatore, è il re della jungla ed innumerevoli documentari lo ritraggono come animale sanguinario mentre affonda i suoi canini nella preda. In realtà il mammifero che uccide più uomini è il mite ippopotamo, descritto come pacioso e sonnolento grassone vegetariano, in realtà bestione irascibile pronto ad attaccare se infastidito.

Il primo meccanismo di funzionamento della nostra mente è il pregiudizio. Una volta che abbiamo in testa uno scenario ritenuto vero tendiamo a considerarlo tale senza mai più metterlo in discussione. Badate, io sono uno che ritiene il pregiudizio fondamentale per vivere. Ma esistono per me due forme di pregiudizio uno utile, uno inutile ed inabilitante. Esempio di pregiudizio utile: se ho mangiato un chilo di salame e bevuto due litri di vino e mi sono intossicato non ripeterò l’esperienza per dimostrare a me stesso che mi intossicherò di nuovo. Esempio di pregiudizio inabilitante: se ho lasciato la mia fidanzata bionda perché stronza non mi fermerò di fronte ad una nuova bionda che mi adesca pensando che tutte le bionde sono stronze.

Secondo: Come si chiama la capitale della Tailandia?

Pronti rispondiamo: Bangkok.

Ma siamo solo dei turisti ignoranti, è un nome che i tailandesi non usano più da duecento anni: il suo nome è Krung Thep. In realtà il nome completo ed ufficiale è Krungthep Mahanakhon Amorn Rattanakosin Mahintara Yudthaya Mahadilok Pohp Noparat Rajathanee Bureerom Udomrajniwes Mahasatarn Amorn Pimarn Avaltarnsatit Sakatattiya Visanukram Prasit. In tailandese si scrive in un’unica parola di 152 lettere. La traduzione suona all’incirca così: Grande città degli angeli, supremo ricetto di gioielli divini, grande terra impenetrabile, grande ed importante regno, capitale regale e magnifica, dotata di nove nobili gemme, la più alta dimora reale e grande palazzo, regno divino e luogo vivente degli spiriti reincarnati. Fantastico ed impraticabile. Non ricorderemo mai una simile sfilza di nomi e mai la useremo per descrivere la capitale della Tailandia.

Il secondo meccanismo che muove la nostra testa è la semplificazione. Di fronte ad una verità complessa, proprio per la fatica di ricordarla, ripeterla, farla nostra preferiamo tagliar corto e scegliamo la semplificazione, falsa, facile e facilitante. Il nostro pensiero preferisce la nettezza falsificante del bianco e del nero, abbandonando da subito tutte le tonalità del grigio che costituiscono la bellezza della complessità ma anche la sua fatica.

Terzo: Quanti sono gli stati della materia?

Facile direte: solido, liquido, gassoso.Tre.

In realtà sono circa 15, sebbene la lista si allunghi praticamente ogni giorno. Ecco l’ultimo elenco aggiornato: solido, solido amorfo, liquido, gassoso, plasma, superfluido, supersolido, materia degenere, neutronio, materia fortemente simmetrica, materia debolmente simmetrica, plasma di quark e gluoni, condensato fermionico, condensato di Bose-Einstein e materia strana. La nostra ignoranza e la mancanza di continuo aggiornamento e studio ci ha fermato ad una definizione illuministica vecchia di tre secoli e nulla facciamo per portarci, con la nostra conoscenza, al passo coi tempi e con le scoperte più recenti e che si rinnovano continuamente facendo sempre più luce sulla materia.

Insomma il terzo meccanismo che muove la nostra mente (o la immobilizza) è l’ignoranza e la pigrizia che ci impedisce di rimodulare il nostro sapere e le nostre convinzioni in funzione dei passi in avanti che le scienze fanno tutti i giorni.

Quarto: Di che colore è una pantera?

Anche qui la risposta sembra semplice: nera!

In tutti i libri di divulgazione scientifica, in tutti i documentari pantera è sinonimo di pantera nera. Quindi il suo colore è semplicemente il nero. In realtà il leone è la Panthera Leo di colore giallo avana, la tigre è la Panthera tigris gialla e nera striata, il leopardo la Panthera Pardus maculata, il giaguaro la Panthera onca anch’esso maculato. Così la nostra superficiale supponenza ci fa credere che utilizzando un termine in maniera univoca la realtà sia in nostro possesso, senza minimamente pensare che quel termine è un contenitore ben più ampio e che ingloba molti sensi diversi che è bene conoscere prima di rispondere o esprimere un giudizio fallace seppur sintetico.

Il quarto meccanismo è quindi la supponenza che ci fa da velo che maschera la verità e che ci tranquillizza se quel velo è diffusamente riconosciuto come vero.

Questi quattro meccanismi sono poi manipolati e d utilizzati dai sacerdoti laici che li utilizzano per far sì che un certo status quo permanga identico a se stesso a conferma che certe affermazioni sono vere e hanno l’imprimatur pontificale. Il meccanismo anche qui è noto. I papa laici affermeranno che queste sono cose note da millenni e che chi vuole conoscerle ha tutti gli strumenti per farlo. Ma voi citatemi un solo testo di divulgazione scientifica, un testo scolastico, un documentario, una conferenza (non un cenacolo per addetti ai lavori inibito agli exoterici) in cui si dica che gli stati della materia sono 15. Saranno sempre e solo 3: solido liquido e gassoso.

Quindi la strada per diventare antifascisti è dura. Bisogna fare propri: il pregiudizio, la semplificazione, l’ignoranza, la supponenza e credere ciecamente nei pontefici, gestori dell’unica falsa verità che si fa Impero ideologico. Ma solo attraverso l’antifascismo universale si potrà sperare che scompaia, così alla fine bisogna decidersi: caricature di se stessi o neoconvertiti?

Io ero deciso a diventare da subito antifascista, poi mi sono ricreduto. Chiedendo a mia figlia il permesso di rendere pubblico il nostro siparietto del 25 aprile lei mi ha detto con sgomento “Papà, ma veramente sei diventato antifascista?”.

Un secondo dopo ho preso in mano un libro, convinto che l’unica opposizione a questo vento totalitario che spira sempre più forte sia la fatica del sapere che cancella il pregiudizio, che impedisce la semplificazione, che tenta di cancellare l’ignoranza, che travolge la supponenza e che non ci fa credere ciecamente ai papa laici che infoltiscono sempre di più le proprie fila con neoconvertiti da accatto. Loro sì caricature di se stessi.

E poi non posso deludere mia figlia, proprio ora che si accinge ad ingrossare le scarse schiere dei demoni della terra quasi del tutto bonificata dagli sporchi fascisti che ancora inquinano qualche fogna.