Riflessioni sull’antifascismo mafioso a Palermo e su come vincerlo (pensando a Peppino Impastato)

L’annullamento e poi il rinvio della presentazione del libro “Nessun Dolore” di Domenico Di Tullio, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì scorso alla Mondadori Multicenter di Palermo, mi porta a fare alcune riflessioni a voce alta sul nuovo salto di livello della violenza rossa, il sedicente antifascismo militante. Qui non c’entra nulla la difesa della Costituzione e della democrazia. L’antifascismo militante, costato la vita a tanti giovani colpevoli solo di essere di destra, era già anacronistico negli anni ’70.  Oggi è ancor più patetico in quanto le tante generazioni (di ogni orientamento politico) cresciute nell’Italia repubblicana, al di là del giudizio storico sul Fascismo (che ormai dovrebbe sostituire il giudizio politico), non rinuncerebbero mai alle libertà principali sancite dalla Costituzione. Non esiste alcun “pericolo fascista” in Italia inteso come riedizione di un fenomeno politico complesso di circa 80 anni fa. Inoltre, a giudicare l’eventuale apologia di fascismo ci sono già tanti magistrati ben pagati. Non può certo farlo qualche ragazzino sbronzo con il megafono in mano. Dietro l’antifascismo militante si nasconde il vero obbiettivo degli ultimi e sfigati seguaci del comunismo: colpire tutto ciò che sia vagamente di destra (persone fisiche, sedi, gruppi, partiti, libri).

Ma l’antifascismo militante oggi deve essere ribattezzato come “antifascismo mafioso”. Solo così si può classificare l’atteggiamento visto a Palermo. Impedire fisicamente l’ingresso alla Mondadori, a quanti erano interessati a seguire la presentazione di un libro, è puro atteggiamento mafioso. Parliamo di un normale romanzo (già oltre 15 mila copie vendute) che racconta l’esperienza militante a destra di un ragazzo. Se ci fosse scritto qualcosa di abominevole sarebbe già stato ritirato dalle librerie. I toni usati nei giorni prima per propagandare il presidio antifascista e gli slogan lanciati ieri pomeriggio non possono essere tollerati in un paese civile. Atteggiamento mafioso abbiamo detto. Lo scagnozzo agli ordini del boss di turno impone al commerciante una somma di denaro da pagare, l’assunzione e a volte persino la strategia economica dell’azienda. Anche gli antifascisti hanno imposto con le minacce al direttore della Mondadori quali libri si possono presentare. Magari arriveranno ad imporre cosa è possibile vendere. O fai così oppure ti sfascio le vetrine.

L’antifascismo mafioso tra sottovalutazione e impunità

Come al solito la stampa locale ha quasi completamente ignorato l’ennesima azione violenta dei centri sociali e dei collettivi studenteschi. Soltanto qualche misero trafiletto sul Giornale di Sicilia e La Repubblica e nessun servizio sui Tg. L’unico ad approfondire il tema è stato Roberto Puglisi su Live Sicilia. Puglisi è un giornalista dichiaratamente di sinistra dall’onestà intellettuale quasi disarmante. Ha infatti duramente criticato il presidio antifascista. Ma è stata una voce isolata.

Si continua a sottovalutare la pericolosità dell’area antagonista a Palermo che dal 2001, attraverso la sistematica creazione di centri sociali, si è riorganizzata seguendo il cattivo esempio di città come Roma, Milano e Torino. Dal 2001 le aggressioni contro i militanti di destra sono aumentate vertiginosamente. Dopo gli incidenti con la polizia davanti la Regione, del dicembre scorso, si è vista la capacità di questi gruppi di alzare il livello dello scontro. Ma la stampa preferisce dedicare più spazio ai sottopassi abbandonati o al gattino smarrito…

Alla sottovalutazione del problema da parte della stampa si aggiunge l’impunità di cui godono i violenti rossi. L’abbiamo visto più volte. Il caso più recente ed eclatante è la mancata convalida degli arresti da parte della magistratura dopo gli incidenti davanti il Liceo Umberto. Ed anche venerdì scorso la Questura non è intervenuta per impedire un presidio non autorizzato, per altro in piena via Ruggero Settimo con conseguente paralisi del traffico in centro. Le istituzioni di questa città sembrano avere paura di un centinaio di scalmanati. E queste sarebbero le istituzioni garanti della democrazia e della libertà? Se non sanno tenere testa a un branco di balordi come sperano di sconfiggere mali più pericolosi quali la mafia?

Presentare il libro è ormai una questione di principio

Chi scrive non condivide una serie di idee e modalità d’azione di CasaPound, anche se sono apprezzabili alcune innovazioni comunicative. Inutile negare che tra Giovane Italia e CasaPound ci sia anche una “sana competizione” nell’aggregazione giovanile a destra. Nessuno vuole fare qui l’avvocato difensore di CasaPound. Tuttavia è più che legittima la presentazione di un libro come “Nessun Dolore”. Dopo il vergognoso presidio davanti la Mondadori la vicenda ha assunto una portata politica di notevole importanza.  È un dovere, a questo punto, partecipare alla presentazione del 23 marzo per una questione di coscienza oltre che per curiosità intellettuale (che anche i sedicenti antifascisti dovrebbero avere). Presentare questo libro a Palermo è ormai una questione di principio. Sia per la variegata area politico – culturale di destra  che per l’intera città. Palermo non può accettare passivamente di essere ostaggio di una frangia di violenti.

Come rispondere?

Partiamo da quello che non si deve fare. Centri sociali e Collettivi sperano in una reazione violenta della nostra area. Hanno bisogno di un clima teso per continuare a soffiare sul fuoco e tenere sempre in alto la bandierina antifascista (mito aggregante a sinistra ed unico collante dell’area antagonista molto divisa a Palermo). Se da un lato in certi casi non possiamo rinunciare alla legittima difesa, dall’altro non dobbiamo cadere nella logica della guerra tra bande. Bisogna evitare anche proclami bellicosi evocando, specialmente su facebook, scene di famosi film di guerra. Non siamo in guerra e soprattutto non abbiamo davanti un esercito. È vero, tra loro c’è gente pericolosa pronta allo scontro violento. Ma non diamo troppa importanza e onore ad un’accozzaglia di balordi e di tanti ragazzetti (che alla prima carica delle forze dell’ordine o dei nostri militanti scapperebbero a gambe levate).

La vera risposta deve essere politica e culturale. Innanzitutto sarebbe opportuna una presa di posizione (attraverso iniziative comuni) di tutta quell’area di destra dispersa dopo Fiuggi e lo scioglimento di AN. Bisogna mettere al bando ogni vittimismo affermando con forza che davanti alle minacce nessuno di noi pensa di fare un passo indietro. Svolgere le proprie iniziative e soprattutto giocare all’attacco. Il dibattito si deve spostare dalla difesa del diritto all’agibilità politica (nelle piazze, nelle scuole e nelle facoltà) all’attacco frontale contro l’estrema sinistra. Con maggiore intransigenza bisogna pretendere la chiusura dei centri sociali (attraverso mobilitazioni di piazza, raccolte firme, esposti, interrogazioni parlamentari). Ribadiamo che non ci scandalizza l’occupazione di edifici abbandonati per restituirli alla città grazie ad attività (realmente) sociali. Siamo pronti a farlo anche noi qualora servisse. Ma questo non riguarda i centri sociali occupati dagli estremisti rossi in quanto, come più volte ribadito, sono unicamente palestre di odio ed organizzazione dell’eversione. Questo vale anche per tutti quei luoghi occupati all’interno delle facoltà universitarie. Nelle scuole (in particolare nei licei) bisogna far conoscere la vera identità violenta ed intollerante dei “Collettivi studenteschi”.

Infine, penso che l’antifascismo mafioso si possa vincere attraverso la sua ridicolizzazione. Ribadisco che non abbiamo davanti avversari seri e degni. Per questo bisogna ridere della miseria di questi individui. Pubblichiamo e commentiamo i discorsi banali dei loro capetti, facciamo vignette su questi figli di papà che giocano a travestirsi da proletari, ironizziamo su tutte le loro contraddizioni, sfatiamo il mito di questi trinariciuti antifa. Diffondiamo tutto questo attraverso volantini, stampa, blog, social network.

Prendete di mira l’antifa che conoscete. Ma non per picchiarlo. Lui vuole fare il macho che con la violenza spazza via chi non la pensa come lui?  Allora voi deridetelo, svergognatelo per la sua manifesta stupidità. L’antifascismo mafioso dei Collettivi va isolato, quindi non deve essere preso troppo sul serio. Ricordate cosa faceva il compagno Peppino Impastato con Tano Seduto? I prepotenti vanno sempre sbeffeggiati. Fate voi lo stesso con l’antifa della vostra scuola e della vostra facoltà…

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